cose da visitare itieli


la torre "degli aimuccis"


Così come piace chiamarla agli abitanti di Itieli, dal nome di una delle famiglie più antiche che accamparono diritti sul castello, è situata a guardia dell’ingresso principale dell’antica cinta muraria del paese.
È stata restaurata nell’estate 2012, come completamento dei lavori che, nel 2008, avevano portato al rimontaggio dello stesso arco d’ingresso con i suoi pezzi originali e che, per lunghi anni, era rimasto smontato.
Probabilmente la torre in origine aveva una pianta quadrangolare che poi è stata modificata fino ad assumere la forma attuale; da notare anche le due diverse feritoie.
L’opera va inquadrata nell’ambito del piano di riassetto militare del castello, dovuto forse, così come si legge negli Statuti Narnesi, al suo passaggio ufficiale a “castrum” che gli attribuisce quindi le funzioni prettamente militari.
Al suo interno è ancora visibile il pavimento in pietra originale, sostituito poi in parte da quello in cotto, forse per un semplice motivo di una manutenzione più facile.
La torre è stata poi utilizzata come ricovero per gli animali e poi come piccola discarica.
Finalmente ritrovata la sua dignità sarà utilizzata come sede di un piccolo archivio storico, destinato a raccogliere notizie, articoli, foto e testimonianze relative al paese.

Edicola della madonna della neve


La Madonna della Neve, che viene festeggiata qui a Itieli ogni 5 agosto, è ormai una piccola edicola posta sul lato destro della strada che proviene da Narni, proprio all’altezza del segnale che indica l’inizio del paese.
La cappellina è quanto resta di una chiesa preesistente ascrivibile alla metà del Seicento, periodo in cui Itieli vide una fioritura artistica grazie anche al giubileo del 1650.
La chiesa era dedicata alla Madonna della Neve e per molti anni ha svolto la sua funzione, tanto che ancora qui in paese c’è chi la ricorda bene, abbiamo anche delle foto a testimonianza di questo.
Era una bella chiesa, completa di campane e arredi sacri.
Fu incredibilmente abbattuta intorno agli anni Settanta come conseguenza di un piano di ampliamento della strada che congiungeva Itieli alla statale Flaminia.
A suo ricordo restano uno sperone in pietra sulla sinistra e la parte absidale al cui interno si trova un affresco di eccellente fattura.
La chiesa svolgeva un ruolo di notevole l’importanza sociale intorno agli anni Sessanta-Settanta, importanza sociale confermata anche dal fatto che alla chiesa era affiancato un fontanile che, sempre fino a quegli anni, ebbe la funzione di lavatoio pubblico e che subì la stessa sorte della chiesa per dare spazio alla strada così come un antico pozzo che ebbe la sventura di trovarsi proprio al centro della carreggiata e che quindi venne cancellato, come se non fosse mai realmente esistito.

le indusse


Quando è stato proposto agli abitanti di Itieli di scegliere un nome alla piazzetta del paese appena restaurata (2009), la scelta è stata “Piazzetta delle Indusse”, a larga maggioranza. Tutti amano questa antica consuetudine.
Il termine “indussa” deriva dalla parola greca “anthus”, cioè “fiore di fuoco”, riferendosi proprio a queste particolari fiaccole che vengono accese per accompagnare la processione del sabato sera in onore di S. Nicola, festeggiato ogni anno il terzo fine settimana di maggio.
Un grande fuoco viene acceso sulla spianata soprastante l’imbocco del giro del Censo e tutti coloro che partecipano alla processione vi accendono la propria indussa.
Questa è tradizionalmente formata da un bastone piuttosto lungo e da una “testa” formata da listelli di pino “scenzoso”, che cioè facilmente prende fuoco, messi insieme e trattenuti da una serie di fili di ferro.
Il tutto è realizzato con mani esperte, capaci di creare un’indussa che duri per l’intera processione, fino alla consegna delle famose ciambelle.
Gli amatori creano ogni anno indusse originali e sempre più belle, prive però rigorosamente di orpelli estranei ed artificiali. La meravigliosa processione delle indusse è uno spettacolo suggestivo che, il terzo sabato sera di maggio, si rinnova ogni anno intorno al monte Censo.

Quando è stato proposto agli abitanti di Itieli di scegliere un nome alla piazzetta del paese appena restaurata (2009), la scelta è stata “Piazzetta delle Indusse”, a larga maggioranza. Tutti amano questa antica consuetudine.
Il termine “indussa” deriva dalla parola greca “anthus”, cioè “fiore di fuoco”, riferendosi proprio a queste particolari fiaccole che vengono accese per accompagnare la processione del sabato sera in onore di S. Nicola, festeggiato ogni anno il terzo fine settimana di maggio.
Un grande fuoco viene acceso sulla spianata soprastante l’imbocco del giro del Censo e tutti coloro che partecipano alla processione vi accendono la propria indussa.
Questa è tradizionalmente formata da un bastone piuttosto lungo e da una “testa” formata da listelli di pino “scenzoso”, che cioè facilmente prende fuoco, messi insieme e trattenuti da una serie di fili di ferro.
Il tutto è realizzato con mani esperte, capaci di creare un’indussa che duri per l’intera processione, fino alla consegna delle famose ciambelle.
Gli amatori creano ogni anno indusse originali e sempre più belle, prive però rigorosamente di orpelli estranei ed artificiali. La meravigliosa processione delle indusse è uno spettacolo suggestivo che, il terzo sabato sera di maggio, si rinnova ogni anno intorno al monte Censo.

la chiesa di san nicola


La Chiesa di San Nicola è la chiesa principale del castello di Itieli ed è dedicata a San Nicola di Bari.
Le sue origini appartengono al tardo Medioevo, quando il castello è stato costruito come un avamposto difensivo lungo il confine bizantino- longobardo.

L’abside della chiesa è costituita dalle pareti di una torre medievale della cinta muraria del castello, di cui sono ancora visibili la scarpata a pendio e le feritoie.
La facciata risale al 1400, come la maggior parte degli affreschi di tradizione pittorica narnese.

La chiesa ha una navata a travatura scoperta e un presbiterio con un abside semicircolare. Il suo tesoro è nelle pitture meravigliose e importanti rinvenute all’interno; infatti a partire dalla parete interna destra, troviamo una serie di pitture murarie risalenti al XIV-XV sec.
Di particolare pregio il tabernacolo del 1500, le tele seicentesche degli altari laterali tra i quali la Madonna del Rosario e una serie di affreschi raffiguranti la vita di San Nicola di Bari sulla parete di fondo.
La chiesa è stata ampliata grazie a Agapito Cipiccia, che voleva essere rappresentato nell’affresco sopra il primo altare a sinistra e il cui nome è menzionato sulla tavoletta posta sulla trabeazione sopra la prima cappella.
A causa dell’allargamento l’altare è stato spostato all’interno di una cappella che è stata decorata da molti affreschi.
Tra le opere più importanti c’è l’affresco di Calisto Calisti (pittore del XVI secolo di Bagnaia).
L’opera è stata restaurata alla fine degli anni Ottanta per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, e poi è stato mostrato nel corso di una mostra d’arte a Spoleto sui pittori cinquecenteschi.
Un altro lavoro interessante è nel secondo altare a sinistra: ci sono Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio da Padova e San Nonnoso, dal monte Soratte.
È molto strano vederlo rappresentato in un affresco fuori dell’area delle sue origini.

la catapulta


Ad Itieli è stata esposta la fedele ricostruzione di un’antica catapulta medievale che è stata realizzata durante le esercitazioni pratiche degli allievi dei corsi per Falegnami Mobilieri e per Operatori per Macchine Utensili nel Centro di Formazione Professionale di Narni.

La catapulta era una macchina da assedio che sfruttava un braccio per scagliare un proiettile a lunga distanza.
Il nome deriva dal greco “ kata pelta” ovvero “attraverso lo scudo”, riferendosi al fatto che un proiettile lanciato da tale macchina penetrava facilmente nelle corazze dei soldati.

La catapulta era una macchina da assedio che sfruttava un braccio per scagliare un proiettile a lunga distanza.
Il nome deriva dal greco “ kata pelta” ovvero “attraverso lo scudo”, riferendosi al fatto che un proiettile lanciato da tale macchina penetrava facilmente nelle corazze dei soldati.
Le catapulte venivano di solito assemblate dai guerrieri sul luogo stesso dell’assedio, dove si trovava facilmente il legno necessario a montarle.
Il termine indica ormai genericamente una qualsiasi macchina che scaglia un oggetto, ma specificatamente e più esattamente il termine si riferisce alla macchina d’assedio medievale.

il giro del censo


Il giro del Censo è un percorso di circa 1,2 km che si snoda intorno alla quasi sommità dell’omonimo colle nella sua interezza, a due passi dal paese di Itieli. Viene anche definito “passeggiata Matricardi” dal nome di un sacerdote, Padre Matricardi, appunto, che proprio all’inizio del ‘900 ebbe per primo l’idea di realizzare un percorso che seguisse il giro della sommità del Colle a ridosso del paese, per una passeggiata ricca di piante e di varietà di animali selvatici. Quando lo si percorre è piuttosto frequente imbattersi in scoiattoli, volpi e perché no? Anche cinghiali innocui.
Si può anche approfittare della presenza di un vero e proprio percorso botanico per conoscere i tipi di piante più presenti in questa zona. Una serie di pietre poste ai piedi di ogni esemplare, reca il nome del tipo di pianta, sia nella sua versione scientifica che in quella popolare, in modo che siano facilmente riconoscibili da tutti. Il percorso botanico può ancora essere completato, ma molti sono ormai gli elementi già “censiti”. Lungo il percorso si ha anche la possibilità di vedere che cosa sia un “tubo di vento”: una fenditura nel terreno che lascia fluire dell’aria, dando l’impressione che al suo interno si nascondano chissà quali misteri. In realtà sono dei cunicoli all’interno della roccia che attraversano il monte e che hanno la caratteristica di mandare aria fresca in estate (per contrasto) e aria calda d’inverno, tanto che, nelle mattinate superfredde in cui la temperatura scenda sotto lo zero, si vede uscire del vapore dalla fenditura stessa.
Il giro del Censo è una passeggiata rilassante, ma ricca di sorprese e particolarità, come l’originale meridiana posta all’imbocco, dedicata allo stesso Padre Matricardi e i due enormi massi posti all’altro lato, che in realtà sono i resti di un antico canneto fossile.